Il valore dell’imperfezione

Queste immagini, tratte da alcuni numeri della rivista londinese Nova (2000-2001), sono una dimostrazione di come sia possibile produrre immagini esteticamente raffinate con donne “atipiche” e contestualizzarle in modo intelligente, associandole a valori positivi.

La prima foto fa parte di un articolo che, come si legge nell’occhiello,  incoraggia alla sicurezza di sé “oltre la perfezione, oltre le cicatrici”;  la seconda foto illustra un servizio di intimo dichiaratamente ispirato ai dipinti del  quotatissimo artista britannico di origini tedesche Lucien Freud, nipote di Sigmund, e dunque paragona la ragazza in foto alla modella di un artista di valore.  La terza foto è collegata ad un articolo sul tema della  percezione della  propria immagine  corporea (Body Image), che in Italia inizia a essere trattato solo adesso mentre in altri paesi è già materia del Ministero della Gioventù.

E a voi che effetto fanno queste immagini, vi disturbano o vi attirano, oppure entrambe le cose?  Comprereste una rivista così, oppure no? Perché?

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20 Pensieri su &Idquo;Il valore dell’imperfezione

  1. Parto col dire che nella numero tre con tutta la buona volontà non vedo nessuna “imperfezione”, nel senso che in quella posizione, a meno di essere anoressiche, è normale che si formino delle pieghe nella carne.

    La numero due è bellissima, tizianesca, altro che imperfezione.

    Della numero uno mi colpisce più che altro il collo, lunghissimo, e lo sguardo intenso.

    Questo per dire che certamente comprerei una rivista così, proprio non mi porrei il problema, anzi mi attirano.

  2. perchè no?..cioè perchè non dovrei comprala?.. perchè dovrebbero disturbarmi?..ci sono ben altri orrori che guardiamo tutti i giorni che quattro rotolini di ciccia cosa vuoi che siano ?????????……..e poi mica è orrore la ciccia !!!!!!!!!!

  3. Ciao, ti seguo da un pò, sono felice di aver trovato un’altro sguardo affine sul corpo femminile! Sperimento sul mio corpo da un paio di anni un punto di vista diverso, ravvicinato e capovolto. Sono certa che il modo in cui si guarda oggi alla figura femminile sia davvero superficiale e scontato, nonchè limitatissimo: il corpo è infinitamente complesso.
    (Ti lascio un esempio dei miei lavori http://www.flickr.com/photos/lamedeainattesa/sets/72157609967953435/ è sempre un piacere!)

  4. Grazie dei vostri commenti! (V. complimenti per le tue foto, te li ho fatti anche in privato)

    Ecco, la cosa triste è che la rivista in questione anche volendo non potreste comprarla, perché dopo due anni di numeri interessantissimi ha dovuto chiudere per mancanza di inserzionisti pubblicitari. Mi pare che questo la dica lunga su chi è che muove i fili dall’alto.

  5. scusate, ma non ho capito di che tipo di rivista si tratti, perchè il successo o meno credo che dipenda molto da quello, insersionisti in primis.
    Le foto sono belle o almeno a me piacciono, in particolare la seconda.
    Però se stiamo parlando di rivista fotografica è un conto, se di un femminile (come mi sembra) o comunque di moda, un altro. Nel secondo caso è ovvio che non funzioni, sarà sbagliato ma inutile raccontarsi altro.

  6. Ciao Iko, era una rivista femminile con servizi di moda “normali” con modelle convenzionali alternati però ad articoli pensanti come questi. Dopo che non sono più riuscita a trovarla in edicola ho cercato notizie in internet e ho trovato queste notizie.
    Mi piacerebbe sapere esattamente in che senso per te è “ovvio” che non funzioni – a me l’unica ragione evidente sembra che l’industria della bellezza come sponsor non può permettersi di appoggiare idee che vadano contro il “mito della bellezza” ben descritto dalla Wolf, che si alimenta dell’insicurezza femminile.

  7. sì, in modo più grezzo, ma intendevo questo 🙂
    mi sembra scontato che gli inserzionisti non investano in pubblicità su una rivista che li mette in discussione, ma è ovvio anche perchè penso che siamo tutte in qualche modo schiave di quel mito.
    Però peccato per la rivista: l’idea di alternare i servizi mi piace, l’avrei comprata volentieri.

  8. Beh, direi che alle scelte del “mercato” (entità semidivina, di questi tempi) non si può chiedere di premiare le idee più profonde ed intelligenti, se non producono abbastanza soldi.
    Non credo che serva nessuno che “muove i fili” perché questo accada: i fili li muove la logica del profitto, che basta e avanza.

    Per inciso, condivido completamente i commenti di Arte, compresa la nota più “tecnica”: la terza foto non ritrae affatto una donna grassa, semplicemente non è stato messo in atto nessuno dei sotterfugi usati normalmente per mascherare quel minimo di sottocutaneo di una donna normale.

  9. In generale credo di essere affrancata dall’idea patinata e uniforme di bellezza (femminile o maschile) che viene imposta dal mercato dell’immagine nel nostro tempo, pur essendone, forse, involontariamente influenzata.
    Detto ciò, delle tre immagini mi piace molto la terza, non trovo niente di male nella seconda, sono invece leggermente inquietata dalla prima. Io recupererei al volo i canoni di bellezza del 5 e ‘600, per me mai tramontati. I corpi generosi, o che non nascondono le parti più piene, per me andrebbero semplicemente valorizzati.
    Della terza immagine non m’interessano le cicatrici, trovo anzi che sia un bel volto, ma m’inquieta la durezza dello sguardo.

    complimenti per il blog!

  10. … e io lì che già cercavo le cicatrici nella terza, e non le trovavo…

    Volevo dire che le riviste femminili, e anche la pubblicità, nei paesi scandinavi sono molto più “moderate” rispetto all’Italia. Le modelle sono spesso donne dall’aspetto normale e non ritoccato, a volte anche lettrici stesse. Se lo trovo, ti manderò qualche esempio.

    Mi chiedo: ma allora le leggi del mercato non sono mica così assolute, le consumatrici siamo noi, no? Qui molte donne si ribellerebbero per un decimo di certe pubblicità che girano in Italia. Si tratta di consapevolezza. Per questo il tuo lavoro è importante.

    • Mi permetto di intromettermi per controbattere facendo notare un ‘bisticcio’ di intenti.
      Cercherò di spiegarmi… se ci riesco.
      E’ OVVIO che la rivista non abbia funzionato perchè, se voleva essere una rivista di moda utilizzando modelle ‘non convenzionali’ doveva anche usare un linguaggio NON convenzionale. E cioè: se mi ostino a voler rendere simili due cose che simili non sono solo perchè non sono abbastanza sicura di ciò che sto presentando, NON posso aspettarmi il successo.
      Devo avere il CORAGGIO, ma soprattutto una dose AUTOSTIMA smisurata, CREDERE FERMAMENTE che la mia bellezza sia tale anche se non rappresento gli stereotipi che tutti seguono. Ma se PRETENDO (per mera insicurezza e per paura del fallimento) di utilizzare lo stesso linguaggio che appartiene a quegli stereotipi (con una comunicazione che sfrutta gli stessi principi), beh… anche se inconsapevolmente… anche se velatamente… sto dando forza all’altro. Anzi, lo rafforzo sempre più.
      Per far emergere ‘L’altra donna’ bisogna avere il coraggio di viverla… e studiare la comunicazione che le appartiene… poi… avere il coraggio di farla uscire allo scoperto in tutta la sua forza. Ma se prima non acquista questa forza… quel ‘ l’altra donna ‘ cadrà al primo alito di vento… e nessuno se la vorrà mai caricare in spalla (mi riferisco ai pubblicitari)! ovvero: se sono grassa… sono grassa! e non c’è nulla di male. Ma se patisco nell’essere grassa e cerco di disprezzare una magra o continuo a criticare un sistema o mi comporto e mi vesto come se non lo fossi, non faccio che rafforzare quel sistema. Se invece sono FELICEMENTE grassa e FELICEMENTE brutta… ovvero non mi sento nè grassa nè brutta, allora conosco appieno ogni cemtimetro della mia pelle, ho consapevolezza del mio corpo perchè lo conosco e lo uso nella totalità della mia persona. Non lo capite? E’ un’inversione del sistema… solo che tutti continuano a seguire pedissequamente quel sistema sulle basi di un altro, lamentandosi perchè non sta in piedi. Perchè spesso è più comodo lamentarsi ed essere vittime per giustificare la nostra condizione. Meglio pensare che ‘non posso permettermelo perchè sono grassa’ ‘ non posso permettermelo perchè sono una donna’ ‘ non posso permettermelo perchè sono brutta’ etc etc…piuttosto che prendersi le responsabilità dei propri insuccessi.
      Che ne dite se per ‘L’altra donna’ si uscisse dagli schemi? Si trovasse la corretta comunicazione di massa? In pubblicità si riesce a far sembrare interessante il nulla… e quindi finisco con una provocazione: siete sicure che non ci sia un messaggio IMPATTANTE per la bellezza non convenzionale? Sapreste sostenere un messaggio fuori dagli schemi convenzionali con la stessa convinzione e la stessa sicurezza con cui vengono sostenuti quelli di successo? Ma, soprattutto, credete che tutto ciò possa portarvi al successo?
      Se le risposte sono tutte sì.. possiamo cominciare un ‘brain storming’!
      Altrimenti… continuiamo così… e perdonate la mia brutalità…

  11. @arte: mi interesserebbe molto vedere qualcuno di questi esempi.
    Bisogna dire che le riviste italiane (di un certo livello) sono sempre le più raffinate esteticamente, insieme a quelle francesi: il gusto è indubbiamente superiore a quello degli altri paesi. Questo però per l’Italia diventa un’arma a doppio taglio che porta all’omologazione totale del canone di bellezza, mentre le riviste francesi mantengono una differenziazione maggiore.
    Il discorso delle pubblicità è un po’ diverso, lì non è solo questione di gusto ma di sovrastrutture, ed è lì che si dovrebbe intervenire.

    @principessa: mi piace l’idea del brainstorming!
    Non ho però capito una cosa fondamentale: quando parli di messaggio impattante ti riferisci al linguaggio o ai contenuti? alla forma della comunicazione, o a quello che si vuol dire?
    Ad esempio, si può usare lo stesso linguaggio che si vuol combattere per dire cose diverse , sfruttando proprio il fatto che si tratta di un linguaggio “familiare”.

    • Allora… so che non è facile spiegarsi in poche righe ma ci provo.
      Quando parlo di messaggio impattante mi riferisco a entrambe le cose, usate ad arte…
      Linguaggio e contenuti vanno in sincronia ma la cosa fondamentale è la forma della comunicazione, il cui linguaggio DEVE essere in grado di ‘passare il messaggio’.
      Ora, sappiamo bene che spesso NON basta dire ciò che si pensa per essere capiti. Mi spiego: è inutile proprorre una donna VERA in contrapposizione a una FINTA (sappiamo a cosa ci riferiamo) e pretendere che tutti scelgano la prima. NON succederà MAI.
      E’ come andare in guerra con arco e frecce contro dei cannoni!
      Bisogna ‘arnare’ la donna vera. E’ qui l’errore di forma… ma purtroppo non mi posso addentrare altrimenti ne uscirebbe un trattato.
      Comunque non concordo completamente sul linguaggio ‘familiare’ perchè è proprio quello che affossa la donna vera: la si vuole uniformare all’altra per un’inconscia paura. Per insicurezza. E allora o si tenta di usare il medesimo linguaggio (e quindi NON c’è personalità, forza propria) oppure la si combatte con armi inadeguate. Il risultato è il medesimo: la sconfitta. Così possiamo continuare a trovarci un alibi e dar la causa al consumismo, alla mancanza di valori, etc… e non alla mancaza di fiduxia e alla sicurezza che una grande percentuale di noi ancora non ha.
      Sarebbe bello poterne parlare di persona ma… chissà… forse un giorno ci saranno più donne libere (non intendo single) e realizzate e allora potremo mettere in piedi una VERA campagna di promozione di un’immagine di donna ‘comune’ e vincente!
      Io ci sono… chiamatemi se vi va…

  12. io però non ho mai capito quali sarebbero queste donne “finte” (quelle che ricorrono alla chirurgia estetica? Quelle che utilizzano una crema antirughe? Mah…)
    Comunque le foto non mi disturbano affatto, la prima in particolare è molto bella: la cicatrice sul mento del resto è piccola, non intacca l’armonia del volto anzi è un “segno particolare” che lo rende di maggior fascino (almeno per me).
    Purtroppo esistono persone col volto tanto sfregiato e devastato da aver bisogno della chirurgia ricostruttiva..e a volte manco con quella torneranno “come prima”

  13. ciao Paolo, dove leggi il termine “finto”?
    La distinzione “vero/finto” può portare a colossali fraintendimenti e mistificazioni.
    La contrapposizione qui è con l’immagine di donna che fino a pochissimo tempo fa veniva proposta dall’industria cosmetica e della moda: contraffatta digitalmente, e di una perfezione fatta in serie.
    Chi vuole negare l’utilità della chiurugia ricostruttiva, o al limite estetica in certi casi?
    Quello che a me non piace è il creare e diffondere (da parte di certi media) un modello unico fatto di volti chirurgicamente modificati. Mi pare se ne sia parlato fin troppo (lo so che ora tu dirai che siamo liberi di rifarsi o no 😀
    ma io resto della mia opinione).
    Ora, come dicevo su Fb, certi media si sono accorti dell’eccesso e cercano di porre rimedio…e pubblicano le foto delle “pentite” dei ritocchi, o “l’elogio dell’imperfezione”…cosa di cui appunto si parlava qui già un paio di anni fa.

  14. ovvero la mia opinione è che se intorno a te vedi tutti volti rifatti sei un po’ meno libero che non se vedi volti rifatti e non.
    E nello spettacolo, ci sono attrici che ammettono di essersi dovute rifare “per lavorare”…è libertà quella?
    mi hanno raccontato che trent’anni fa, ai corsi di formazione per personale ospedaliero, illustri medici anticipavano che la branca della medicina del futuro sarebbe stata la chirurgia estetica….nel senso che “doveva” esserlo. A buon intenditor…

    • La mia domanda sulle “finte” si riferiva al post di Principessaperungiorno lo so non ha molto senso rispondere a un post di due anni fa). Per il resto, anch’io non gradisco certi eccessi della chirurgia estetica (cioè non li gradisco neanche sul piano estetico), nemmeno io voglio vedere solo volti rifatti, viva la varietà.
      In linea di principio ritengo ingiusto dover ricorrere alla chirurgia estetica esclusivamente per svolgere un lavoro, poi dipende anche dal tipo di carriera..certo nello spettacolo,il discorso è complesso, sono dell’idea che un attore debba preoccuparsi di saper recitare prima di tutto (hai voglia a rifarti ma se non sai recitare, non sai recitare) ma non è insolito che debba modificare il proprio corpo non necessariamente chirurgicamente, ci sono stati esempi anche noti di attori che sono ingrassati o dimagriti anche di decine di chili per una parte (sì lo so, non è lo stesso perchè in quel caso è reversibile).
      Comunque io posso capire tutto, l’unica cosa che personalmente non concepisco è che un attore o un’attrice si faccia il botox, è insensato: per il lavoro che fai devi avere l’assoluto controllo dei tuoi muscoli facciali (e infatti la Kidman si è pentita)

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