Immaginare i sensi

Recentemente, sui muri della mia città, ho visto due enormi affissioni una accanto all’altra. Una pubblicizzava una marca di intimo, con una bellissima ragazza dalla pelle scura in lingerie ridottissima, sguardo allusivo e posa ultraprovocante. Accanto c’era la pubblicità di un sexy disco club:  vi comparivano quattro o cinque ragazze, a mezzo busto, in indumenti e pose molto meno espliciti della precedente. Guardandole, sembrava che avessero invertito il prodotto da pubblicizzare.

Mi ha fatto pensare. Fino a un po’ di tempo fa esistevano molte pubblicità in cui l’intimo non era necessariamente associato al sesso, ma anche ad una condizione di relax, di star bene con se stesse (e chi fosse troppo giovane  per crederci o  talmente assuefatto da non ricordarselo guardi qui, qui e qui). Ma anche volendo associarlo al sesso, resta la domanda:  la seduttività deve coincidere per forza con il modello escort ?

Anche qui, come in TV, il solito appiattimento. Eppure  ci sono tanti modi possibili per rappresentare la sensualità. Perché mostrare solo il più elementare? E’  per mancanza di immaginazione, o è una scelta omologante ben precisa?

10 Pensieri su &Idquo;Immaginare i sensi

  1. Mah, probabilmente, come in ogni cosa, l’azienda decide di “andare sul sicuro” erotizzando la donna così come lo si fa per prodotti che con il sesso non c’entrano niente.
    Anch’io penso che la seduttività non sia nè l’unico nè il principale elemento da associarsi all’intimo.
    Delle mie amiche appassionate, a differenza mia, di intimo sentivo dire: “tanto mica compro questo completino per il mio ragazzo, lui manco ci fa caso se il reggiseno è spaiato con le mutande”.
    Trovo molto più belle, forse sarebbero anche più efficaci, oltre che salutari, pubblicità del tipo che hai linkato tu, dove c’è spazio per il relax, la bellezza solitaria e sognante non sottoposta allo sguardo maschile…. cosa che vedo su molte riviste di moda ma non sui cartelloni pubblicitari nè a loop sui televisiori della stazione termini.

    • Io farei un altro distinguo. e cioè tra il ‘provocante’ e il ‘sexy’. La sensualità, ovvero l’essere sexy, è un modo di essere. Mentre l’essere provocante è un modo di vestire.
      Io sono sexy anche con un maglione a dolce vita e un paio di jeans… e amo esserlo nella mia femminilità che non è appariscente (sono una donna normale) ma discreta. Non disdegno assolutamente l’intimo raffinato (raffinato… non provocante) e gli abiti femminili. Ma indosso senza problemi anche pantaloni da repper e maglie ober-size senza perdere la mia femminilità. Mi piaccio e indosso ciò che mi fa stare bene in quel momento per quell’occasione. Non rincorro gli stereotipi che vanno tanto di moda, mi trucco sempre, tutte le mattine, ma non mi ritocco tutto il giorno. Lo faccio per me, perchè mi piace. Curo il mio corpo con una vita sana perchè è l’unico che ho. Curo la mia mente e il mio cuore perchè sono le uniche cose che mi sostengono.
      Sexy? e quale donna non lo è se impara a conoscersi nella profondità del suo animo e a percepire il suo corpo nei suoi movimenti, nelle sue reazioni, nella sua postura?
      Una donna provocante fa l’effetto di quelle tue amiche, Naima! E ha bisogno di quei completini che accendono una passione fine a se stessa. Ne diventa schiava, come lo è degli altri stereotipi, perchè è provocante… ma non sexy.
      Una donna sexy… sa incantare e farsi amare… nella voluttuosità del suo fascino…

  2. Grazie per questo splendido articolo! Gli spot che hai linkato rappresentano visivamente quello che avevo cercato di proporre sul forum del Corpo delle donne quando ci è stato chiesto di immaginare uno spot diverso. Mi piacerebbe poter linkare questo post in quella discussione, per far capire meglio ciò che intendevo dire. Giustissimo che l’intimo non si usa solo per seduzione e che comunque la sensualità è altra cosa dalla grossolana posa da escort di quella pubblicità. Pensa che addirittura ho boicottato quella marca, a causa di quei cartelloni..

  3. grazie a te Valentina, ero incerta se postare questo argomento nel forum, e il tuo commento mi toglie il dubbio.
    ps, tra l’altro boicottare quella marca non è poi un gran sacrificio visto che la maggior parte degli articoli è orrenda🙂

  4. Osserverei una cosa. La pubblicità attuale veicola sesso a tutto andare.
    Tanto per rinfrescarsi la memoria, si può andare sotto Google images e digitare “pubblicità profumi” o “pubblicità jeans” – e non si tratta, almeno in questi due casi, del modello escort. Abbastanza ovvio e naturale che la pubblicità di intimo si adegui a questo andazzo.
    Sul realismo di una “proposta comportamentale” di questo genere ho i miei dubbi: nella mia esperienza, almeno tra gli uomini, la necessità di questa esasperata provocazione non è poi così generalizzata. Voglio dire, gli stereotipi che la pubblicità trasmette non sono poi seguiti così pedissequamente.
    Ricordiamoci, comunque, che il ruolo della pubblicità non è di vendere modi di essere, ma oggetti.

  5. Rob, “la pubblicità attuale veicola sesso a tutto andare”: epperciò che stiamo qui (e non solo) a parlarne🙂
    Sull’ultima cosa che dici ho qualche riserva, appena ho il tempo per argomentarla cerco di spiegarmi…

  6. Nel frattempo cerco di spiegarmi meglio io.
    Trovo che il contenuto sessuale della pubblicità sia trasversale. Certo, dal punto di vista quantitativo fa ampiamente più uso della donna, ma non disdegna l’uomo. Purché sia giovane, muscoloso, abbronzato, sufficientemente standardizzato. Come per la donna, insomma.
    Altra variante l’uomo ricco e arrivato, che è sempre una sicurezza – ma qui il contenuto sessuale, certo, passa in secondo piano.

    Poi, è chiaro che la pubblicità ASSOCIA un concetto ad un prodotto. Tanto che ormai non è troppo raro che il prodotto addirittura non compaia affatto (non infierisco oltre su Oliviero Toscani, che mi pare qui nessuno sopporti granché). Questa associazione gioca tipicamente su un luogo comune, che caratterizza la fascia tipica di mercato a cui il prodotto è diretto (ad esempio, il “borghese illuminato” mediamente di sinistra per la Benetton dei tempi d’oro).

    Insisto sul “luogo comune”: per essere efficace, la pubblicità non deve richiedere troppe decodifiche intellettuali. Nel caso specifico, c’è sicuramente un banale stereotipo in questa rappresentazione dell’immaginario erotico, e però guardandosi intorno mi sembra che l’immaginario erotico reale, foss’anche “solo” quello maschile, è estremamente più variegato.
    Che la pubblicità, insomma, non può che farne una sintesi molto parziale. Come del resto è richiesto ad un luogo comune.

  7. @Rob: io credo che la pubblicità faccia qualcosa di più che associare concetti ai prodotti.
    E’ stato molto discusso e teorizzato se la pubblicità si limiti a riflettere le tendenze sociali o riesca a indirizzarle. Forse non sarà in grado di crearle dal nulla, ma sicuramente sa coglierle in anticipo e rielaborarle ai propri fini, in questo operando sicuramente una selezione tra i valori da amplificare o da ignorare (ricordo la teoria di Shaw secondo cui sono i media, pubblicità compresa, a “dettare l’agenda”).
    Il sesso è ovviamente il luogo comune più efficace come tu dici: eppure può essere declinato in tanti modi, ognuno dei quali è “segno” di qualcos’altro. Negli anni ’70 era il sesso liberato, oggi il sesso mercificato – ogni periodo ha la pubblicità che si merita, questa era una delle considerazioni che mi venivano davanti ai cartelloni in questione.
    A questo proposito, ho scelto delle immagini che mi hanno colpita per strada, anzi a cui era impossibile sfuggire, a fronte degli altri spot che mi dicevi di aver trovato su Google. La pervasività è un fattore importante.

    Le tue considerazioni sono giuste, ma vorrei andare un po’ oltre: ad esempio, un recentissimo libro (Neuromarketing di M. Lindstrom) rivela che il sesso nelle pubblicità è efficace nel catturare l’attenzione, ma penalizza la memorizzazione del marchio. Se fosse veramente così, perché continuano ad usarlo tanto?
    Viene quasi da pensare che molte pubblicità servano più a rafforzare certi comportamenti piutttosto che a vendere; e immancabilmente rafforzeranno i comportamenti più utili al controllo sociale – magari mascherandoli da trasgressione.

    Oppure potremmo dire che, nel continuare ad usare il linguaggio ripetitivo del sesso, è come se la pubblicità soffrisse di coazione a ripetere – come le se si fosse incantato il disco…

    Quindi, le tue argomentazioni in sé sono ovviamente fondate, ma per me sono il punto di partenza per provare a pensare in modo diverso, a immaginare cose diverse (che dovrebbe poi essere il senso di questo post e del blog), a destrutturare e ristrutturare i sistemi di segni che ci circondano.

    Ultima: fortunatamente, come tu dici, lo stereotipo non esaurisce certo l’immaginario erotico, ricordiamoci però che siamo in un contesto di persone che si interrogano, che ragionano, ma ce ne sono di più pigre che subiscono volentieri l’immaginario proposto…

    Beh ci sarebbe tanto da dire, per ora mi fermo – grazie per la bella discussione.

  8. per ora, solo i miei complimenti per questo blog che mi riporta finalmente la voglia di parlare di DONNE, delle nostre difficoltà, dei nostri sentimenti, dei nostri desideri, dei sogni, del nostro posto in questo mondo.. donne normali, donne comuni però mai banali..
    grazie!

  9. Pingback: La donna a più dimensioni | Un'altra Donna

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