“Ho visto le menti migliori della mia generazione…”

Illustrazione di Marco Cazzato

Un’amica che sto fotografando mi racconta: “Da quando non sto più con mio marito uomini ne trovo, ma solo per andare a letto. Ultimamente vedevo uno che mi piaceva, ma col fatto che eravamo “amici” e lui si trovava così bene a parlare con me finiva che mi raccontava di tutte le altre con cui andava…però allo stesso tempo mi diceva che gli piacevo molto e così mi ha fatto male, ora sto cercando di non vederlo. E ingrasso, mi deprimo e non mi piaccio…”

Ha lo sguardo triste ma quando riesco a farla sorridere è bellissima, gli occhi sono neri e luminosi come solo al Sud sanno essere, la bocca è resa ancora più sensuale da una fossetta sul mento, il seno è pieno e rotondo.

Quante donne, indipendenti e riuscite professionalmente, capaci di affrontare qualsiasi difficoltà pratica e materiale, perdono completamente la propria autostima in assenza di un uomo accanto? Quanto può cambiare da un giorno all’altro la percezione della propria immagine allo specchio, a seconda se una telefonata arriva oppure no?  E quanto è “normale” tutto questo?

Annunci

15 Pensieri su &Idquo;“Ho visto le menti migliori della mia generazione…”

  1. Non so quanto tutto questo sia normale ma so che succede così a tutte, in maniera più o meno invasiva: dipende secondo me dal livello di consapevolezza di quello che si vive sulla propria pelle. Probabilmente dovremmo rassegnarci un pò e lasciar vivere il nostro lato animale.

    • ciao elena, la domanda sottintesa è: forse agli uomini succede? Non credo proprio, anche se mi piacerebbe saperlo dalla voce di un uomo. Dunque, se succede solo alle donne (anche se “a tutte”) è una delle tante cose culturalmente acquisite, di cui potremmo cercare di liberarci. So che non è semplice…ma con un po’ di attitudine analitica possiamo interrogarci su dove/quando per noi si innesca il meccanismo, culturalmente e individualmente. Mi sembra interessante da scoprire, tipo settimana enigmistica della serie “trova le differenze”…

  2. Forse agli uomini succede?
    Sì, direi che succede anche a noi uomini. Magari non a tutti e forse nemmeno a molti, ma lasciatemi dire che siamo su una barca che se proprio non è la stessa è comunque molto simile e nei fatti le ganasce culturali che ci costringono le azioni e le emozioni ci trascinano su binari paralleli dai quali forse troppe volte è difficile staccarsi. E poi, i nostri ruoli si confondono. Annusiamo il prossimo sperando di poterlo conoscere senza scoprirci. Amiamo con l’obbiettivo di non trovarci soli, prendendo atto di compromessi che causano acidità di stomaco senza darcene pace con il sorriso sulle labbra. Ci amiamo e ci odiamo contemporaneamente nello splendore dei nostri aperitivi emancipati. La realtà cambia in fretta in funzione della prospettiva, quindi quello che guardiamo cambia in funzione di come lo guardiamo: in pullman, seduti su una sedia, su una panchina, affacciati ad un balcone, davanti alla tv, parlando con un amico, di cose, di case, a letto, da soli, in compagnia. In compagnia di chi?
    Un uomo, una donna per tutta la vita, stancano, pare. Io non lo so, di vita ne ho solo una (forse) e mentre scrivo non è ancora finita. Ma mi capita di emozionarmi quando sento che un vecchio, uomo o donna, ci saluta per raggiungere la persona con cui ha condiviso buona parte della propria esistenza.
    Il nostro lato animale soffre del difetto di non essere vissuto da un animale e allora anche questo aspetto della nostra vita, per quanto calcato con sincerità, verrebbe comunque adulterato dalla nostra mediazione intellettuale. Ormai non possiamo più essere animali, ma solo razionalità umane che recitano la parte degli animali.

    Buon Natale

    • Beppe, benvenuto. La tua risposta dà materiale per riflettere, e meriterebbe un post a sé stante. Intanto ti ringrazio per averci speso energie, e prendo atto che il rispecchiamento nell’altro come condizione essenziale dell’esistenza, anche da adulti, non è solo una necessità femminile.
      Lo “splendore dei nostri aperitivi emancipati”, poi, mi fa ricordare lo sfogo di un amico single sul tempo speso nei locali a guardare e commentare, per poi tornarsene a casa senza aver conosciuto nessuno.

      Auguri di buone feste anche a te, ironici o meno, come li preferisci.

  3. In assenza di un compagno o di una compagna. si può perdere un pò di autostima, non c’è dubbio, ma dopo aver letto attentamente tutti gli interventi ho riflettuto e sono giunta alla conclusione che io personalmente perdo la stima di me stessa completamente quando non mi piaccio più ma non dal punto di vista estetico, quando non mi piace come mi pongo rispetto agli altri, quando non sono pià propensa ad ascoltare, ad immedesimarmi, a ridere con gli altri anche di me.

  4. Mi rendo conto di scrivere per il piacere di scrivere, che in questi posti assume un po’ più il senso del dialogo. Ma poi è strano perché, forse anche a causa della veste grafica e per la comunicazione asincrona, mi pare di parlare in una stanza buia. Non vuota, ma buia. L’arancione e il nero hanno un piccolo effetto ipnotico e se provo a estendere lo schermo all’infinito, la stanza diventa come un universo dove le parole sono stelle, comete, gemelle, supernove o profondi buchi neri, quelle che non ci è dato di vedere. E in questa stanza universo emergono voci, vettori di persone, personalità, pensieri, mal di testa che misticamente si accendono sulle lavagne luminose di questo luogo. Mi sembra di incrementare la stima di me stesso, certo, quando parlo, ascolto, vengo ascoltato, toccato e tocco, dentro e fuori, con le mie dita e le parole migliori.
    Ma è capitato di stimarmi poco, quasi nulla, da solo o in compagnia di chi ho pensato di amare, quando non ho creato valore nella realtà che ho vissuto, quando ho lasciato che la rabbia diventasse la mia unica parola, quando non sono riuscito a vivere la rabbia che cresceva intorno.
    E poi tutto stagna. Visto da fuori tutto stagna, anche se dentro scorrono i fiumi.

    Ciao, Beppe.

  5. Dalle vostre riflessioni sembrerebbe dunque che per quanto riguarda l’autostima in generale riusciamo ad essere più obiettivi, rapportandola ad azioni o omissioni che sentiamo di aver commesso. Su questo sono d’accordissimo. Mi pare che resti più oscillante la percezione del proprio aspetto fisico, subordinata a troppi fattori esterni: l’approvazione o il rifiuto anche parziale di un partner, ma a monte – io credo – la pressione di parametri estetici inarrivabili che le donne subiscono sin da bambine, gli uomini un po’ meno ma attualmente in misura crescente.

    Beppe, questo spazio in effetti è buio, per il semplice motivo che le fotografie si vedono meglio sul nero che sul bianco. Puoi provare a concentrarti di più sulle immagini – un po’ come al cinema.
    D’altra parte quando si conversa in rete siamo sempre un po’ al buio…

  6. L’autostima è un lungo percorso, secondo me. Per uomini e donne indistintamente. Le donne sono forse più propense ad analizzare e quindi a confrontarsi con se stesse. A volte esagerano e cadono nel vortice dei sensi di colpa colpendo duramente la propria autostima. Gli uomini sono abituati fin da bambini ad essere accettati per come sono e, anzi, giustificati in ogni loro mancanza.
    Il paradosso è che sono proprio le loro madri (quindi le donne) a educarli così.
    Ma il difetto in tutto questo, secondo me, sta nel fatto che loro poi si devono confrontare con noi che li obblighiamo a guardarsi allo specchio anche se, a volte, in modo un po’ contorto.
    Il risultato, a oggi, è una gran confusione. Ma credo che alla fine uomini e donne siamo alla ricerca della stessa cosa: la serenità, l’amore e, come dice Beppe, il ‘sogno’ di poter tornare a casa con la gioia di chi è accolto nel calore… soddisfatti della vita che abbiamo trascorso fianco a fianco…
    Ma, in fondo, non è che queste persone hanno una buona dose di autostima e non si sprecano in falsi amori?

  7. Credo che tu abbia ragione, penso che si tratti si di uomini e donne che hanno una buona dose di autostima e non riescono ad accontentarsi di falsi amori.

  8. Pienamente daccordo con le gentil dame (ma anche con le meno gentili) che hanno scritto sullo schermo di questo cinematografo di parole, in questa sala desse dei pensieri, dove purtroppo sono mancati i popcorn e l’opinione di altri gentil dami.

    Mi piacerebbe scovare la Zecca dell’amore per riuscire finalmente a capire quali sono quelli veri. Ma se provo a cercarla su google, mi vengono fuori un sacco di pagine che mi chiedono il numero della carta di credito. No, non è quella la strada. Allora occorre venga istituito il certificato dell’Amore di Qualità. Tipo una ISO9002 della passione. Ma penso che anche questo rischierebbe declinazioni fin troppo prevedibili.

    Mi è capitato non di rado di prendere la strada sbagliata, forse perché era la prima che mi avevo sotto gli occhi. Ma in pari modo mi sembrava di aver trovato magicamente la via giusta, tramite quella combinazione di elementi e situazioni tipica del caso. Ma allora mi viene da dire che un amore può essere altrettanto vero o falso e quindi, come il gatto di Schrodinger, ha la stessa probabilità di miagolare felice o stramazzare al suolo fin tanto che non vai a ficcarci il naso. Fin tanto che non lo vivi direttamente. Ora, per paura di far del male al povero gatto, capita di lasciarlo lì, nella sua scatoletta evitando di turbare troppo il sistema. Sono confuso: ci sono troppi gatti randagi che girano nelle mie stanze. Quando si amano si mordono e poi scappano. Tutti si stimano ma non so perché in questi conti, c’è comunque sempre o quasi sempre qualcosa che non torna. Vorrei fosse tutto più meccanico, come una lampadina che è elettrica ma il concetto regge: acceso o spento. Ma a volte è tutto molto più difficile a causa delle nostre, delle mie, esigenze irrinunciabili. Tutto parte da noi, e a volte stare male è un modo per sentirsi vivi.

    Forse ho divagato un po’, come un barcone di clandestini (fuori legge) alla deriva. Ora butto l’ancora.

    Ciao

  9. Credo che siamo andati fuori tema. Non stiamo più parlando di come viviamo la nostra fisicità, di come quelli leggi non scritte che si tramandano da secoli ormai condizionano la rappresentazione della ficità dei corpi, del femminile e del maschile e di conseguenza di come gli sguardi esterni influiscano sulla nostra autostima. Ma quello che scrive Beppe mi ha molto colpito, proprio perchè scritto e vissuto da un uomo. Non è poi così vero che uomini e donne siano perciò così diversi come nell’immaginario collettivo si afferma. La paura ci attanaglia e ci fa lasciare da parte probabili amori che ci avrebbero potuto accompagnare per un pò nei nostri singoli percorsi di vita. Forse non si tratta nemmeno di falsi amori, ma solo di amori da vivere semplicemente.

  10. Non sono mai stato particolarmente bravo nei temi, quindi era quasi inevitabile che le maestrine di questa aula buia della Piccola Scuola delle Riflessioni, mi tirassero le orecchie per le mie divagazioni. Ma evidentemente come forse altri maschietti ho un po’ la tendenza a farmi prendere dai pensieri di passaggio e dalle vie laterali, come un procedere a tentoni lungo strade nelle quali immancabilmente mi perdo. Non venite nel bosco con me: almeno non privi di una bussola, di un gps e di un satellitare.

    Oppure, molto semplicemente non ho capito di cosa si stava parlando. Allora provo a risuonare la mia parte cercando di agganciare la tonalità di partenza. Perché la musica è bella e corposa.

    Il corpo delle donne è sinceramente uno degli argomenti più interessanti in assoluto e riflettendo in questo gioco di specchi, mi pare si possa parlare di una totale mutua influenza fra uomo e donna, purtroppo non sempre positiva.

    Ho l’impressione che si sia passati da una fase in cui a voi donne (vi cito direttamente) occorreva battersi per poter dire di essere padrone della vostra fisicità, ad una in cui l’esteriorità è diventata l’assoluta padrona della vostra personalità. Certamente questo è un problema (per chi lo considera tale) che tocca molti aspetti della società. Se la donna è diventa sempre più un prodotto di consumo, allora anche la Persona in semso ampio diventa un prodotto. Qui non si tratta semplicemente di vivere una sessualità aperta. Secondo me, si tratta piuttosto di una sorta di mercificazione di se stessi. E in questo mercato tante volte noi uomini tendiamo alla realizzazione dell’Affare, mentre le donne pensano ad un Affare di tipo diverso, in qualche misura drogato di sentimentalismo. Questo almeno fin tanto che parliamo di donne non mascolinizzate, le quali per inteso non sarebbero le lesbiche, quanto piuttosto le donne che cercano di muoversi con dinamiche maschili, dove veramente si gioca a chi ce l’ha più lungo. Eh, che immagine poetica!

    Ora in tutto questo è evidente che emergano delle nevrosi totali. L’ansia delle rughe, del seno piccolo, dei fianchi troppo larghi e del culo grosso. L’acconciatura, l’abbronzatura e gli accessori assolutamente fashion. L’apparire giovanili a ogni costo. I giovani stessi hanno l’ansia di apparire giovanili e da lì prorompe l’irrefrenabile necessità dei segni fisici, tipo i tatuaggetti (come dice il poeta “Il disagio mentale di iniettarsi l’inchiostro con gli aghi”). Sempre meno accettiamo il naturale cambiamento del nostro corpo e non tanto per manterci in salute, quindi per stare bene, quanto per tentare (a volte pateticamente) di mantenerci Belli. Possiamo rinunciare alla salute, ma non possiamo accettare di sfigurare nella sfilata della società.

    Ho l’impressione che da quando ci sono i pantaloni a vita bassa, di una donna sia più facile conoscere il colore dei peli delle chiappe piuttosto che il vero colore dei capelli. Per carità, non è che io disprezzi certi slip striminziti, ma comunque mi pare che le donne ormai hanno tutti i capelli finti: tutti con l’ansia di mantenere un colore che non esiste, con un frequente effetto ricrescita che ha una resa estetica decisamente peggiore di un onesto ciuffo argento portato con serenità.

    Certo, la serenità è la parola chiave di questo discorso e voi tutte potete appunto serenamente mandarmi a cagare e dirmi di pensare ai miei di peli e di capelli (ammesso che ne abbia) e a tutta la mia ciccia.

    In ultimo vorrei dire che tutto questo è purtroppo inevitabile in una società che popola i suoi spettacoli con ragazze aggingate da attrici porno, spesso trattate da attrici porno fallite e che si sente rappresentata da personaggi politici ultrasettantenni che ostentano una proiezione mediatica riconfezionata, rimodellata, rilucidata con grosso modo vent’anni di meno.

    Insomma, questo era il mio tentativo di riprendere il tema iniziale che, come giustamente faceva notare ElenaM, dovrebbe essere una riflessione sulle leggi che da secoli condizionano l’essere umano e il suo modo di guardarsi fuori e dentro e che a parer mio in quest’epoca moderna è stato sempre più spinto a seguire delle vere e proprie regole di mercato, a causa delle quali il senso di autostima è stato progressivamente dilaniato da un clima di copetizione distruttiva.

    Bene, spero di non avervi annoiato troppo e nel caso sia nuovamente andato oltre gli argini della discussione sono certo che saprete ben indicarmelo utilizzando le vostre penne rosse.

    Ora proverò a dormire in questa Torino coperta di freddo e neve.

    Buona notte.

  11. Ciao Bebbe, mi dispiace, non era mia intenzione rimproverarti! Sono piena di dubbi e non ritengo affatto di avere una verrità in tasca. Sono felice anzi che tu abbia scelto di parlare con noi perchè non ci si parla più da molto tempo ormai, ognuno nella sua “stanza”. Personalmente non mi dispiace invecchiare, ho quasi 50 anni, le rughe raccontano chi siamo, e i corpi non più giovani sono più lenti nei movimenti, sono più dolci, se accettati con serenità. Il mercato di cui tu giustamente parli mi spaventa, non mi interessa, ma vedo mio malgrado che mia figlia diciottenne in qualche misura ne è influenzata, inevitabilmente, e questo mi preoccupa. Trentanni fa non la mercificazione dei corpi non era su vasta scala così come oggi e quindi non essendo martellati quotidianamente dai messaggi pubblicitari si potevano fare anche scelte consapevolmente diverse. Oggi è più difficile.
    Non so quale potrebbe essere la soluzione, di certo discuterne è un inizio. Un bellissimo inizio. Non siamo nemici, siamo solo diversi, ognuno con la sua forza e le sue tante fragilità. Anch’io sognavo di invecchiare con l’uomo che avevo scelto e che mi aveva scelta ma così non è stato perchè non riuscendo a metabolizzare quei compromessi di cui tu parli, il sorriso si spegneva ogni volta sulle nostre labbra, non siamo riusciti a trovare neppure un percorso diverso nel rispetto delle nostre diversità. Peccato! Anche Firenze è piena di neve e di freddo.
    Buona giornata.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...