Disobbedienze

Cordula Reyer 2005  – foto di Bettina Rheims

Bettina Rheims è una fotografa francese che ha sempre ritratto attrici e modelle in modo molto sofisticato, ma senza mai assecondare del tutto i canoni del glamour. L’apice di questa disobbedienza lo ha raggiunto con la serie “Heroines”,  dove con un linguaggio di estrema cura formale che sottintende secoli di pittura e scultura  ha donato per una volta alla Donna un’identità estetica non più codificata, dove una modella può mostrarsi invecchiata o con i brufoli sulla fronte, dove la bellezza si mescola al difetto, il trucco alle rughe, l’eleganza degli abiti d’alta moda ad una trasparenza di vene bluastre sulla pelle di un seno o di una caviglia.
Una zona franca dove lo spettatore è spiazzato, e il soggetto (Beatrice Dalle, Tilda Swinton, Kristin Scott Tomas, Milla Jovovich tra le altre) non più costretto/protetto dal consueto packaging, sperimenta lo smarrimento di una nuova libertà.
Non sarà un caso se nella grande mostra che le è stata dedicata l’anno scorso a Milano non c’era neanche una di queste immagini: i curatori hanno preferito esporre le sue foto di bellezze più “normali”  e rassicuranti, e  alcune foto di sesso lesbico, senz’altro meno trasgressive delle donne senza trucchi.

(le Heroines si sono mostrate invece a Reggio Emilia grazie a Fotografia Europea, nell’edizione 2008)

Exibart sulle Heroines di Bettina Rheims

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5 Pensieri su &Idquo;Disobbedienze

  1. Infatti anche io conoscevo solo le foto un pò più levigate di Bettina, e sono stata molto contenta di scoprire anche questo altro aspetto, già sto vedendo se si trova qualche immagine della serie “heroines” su internet…

  2. ciao ho letto questo post e trovo il succo della tua frase di chiusura di grande lucidita : foto lesbo si. Donne senza trucco no.

    eloquente e cosi’…azzeccato

    e purtroppo non mi sorprende.

    ciao!
    sukun

  3. ciao sukun, ben ritrovato su quest’altro blog…e purtroppo trattasi di lesbo-chic, quindi l’opposto della trasgressione che avrebbero comunque potuto rappresentare.

  4. Pingback: Bettina e il terzo sesso | Un'altra Donna

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