UNA DONNA E’ UNA DONNA E’ UNA DONNA

Spesso  siamo noi donne le nostre peggior nemiche nel giudicare esteriormente noi stesse e le altre.

Solitamente guardando un immagine femminile applichiamo i parametri del gusto dominante, imposto dai media (Tv, riviste patinate).  Il gusto dominante è quasi scontato che corrisponda, o debba corrispondere, al gusto maschile (ma non è detto che sia il primo a modellarsi sul secondo).

Una parte importante della psicologia sostiene che quando guardiamo qualcosa vediamo ciò che abbiamo già in mente: quando guardiamo una donna quello che di solito abbiamo in mente è l’immagine Unica propagandata dai media, uno stereotipo composto di giovinezza (trama della pelle cancellata), di tratti somatici (occhi, naso, zigomi, labbra) conformi ad un canone unico e ripetuto, di sensualità ostentata (bocca semiaperta).

Il bombardamento mediatico ci ha convinte che quel Modello è cosa buona e giusta, e che non esiste altra donna all’infuori di Lei. E infatti “non esiste”, nel senso che la donna non conforme allo stereotipo non viene mostrata, non ha diritto all’immagine.

Vogliamo provare a cambiarli, questi  parametri? A provare a guardare “veramente” un volto di donna, a leggerlo, a capire le tracce della sua vita, del carattere, delle emozioni?

Vogliamo provare a guardare una donna come una Persona, e non come un sogno bidimensionale ad uso e consumo degli uomini (contro i quali non abbiamo niente, sia chiaro) e del mercato?

Vogliamo provare a vederCi, finalmente?

5 Pensieri su &Idquo;UNA DONNA E’ UNA DONNA E’ UNA DONNA

  1. No, no, quelli della pubblicità non si basano sul “gusto maschile” ma al massimo, quando mostrano nudità, sul desiderio sessuale maschile (che non è la stessa cosa) cioè sulla naturale tendenza di un uomo ad eccitarsi se vede una donna nuda. Non c’entra gran che coi canoni di bellezza, per i quali non fanno certo un’indagine tra noi uomini. Loro si basano sul loro gusto personale, su ciò che loro pensano che agli uomini possa piacere, prendono quelle caratteristiche e le esasperano in modo irrealistico. Il gusto degli uomini poi si plasma potenzialmente sulla pubblicità come quello delle donne. Fortuna che non di sola pubblicità si nutre l’occhio maschile (ma la bellezza è solo a fini riproduttivi? Un uomo dev’essere bello per le donne e una donna bella per gli uomini? Non è riduttivo?) e fuori per strada ci sono bellezze ben diverse di quelle da copertina

  2. grazie del tuo punto di vista, Marco. La bellezza può essere molte cose, attualmente più che a fini riproduttivi mi pare usata a fini economici…e in questo diventa estremamente riduttiva.

  3. ho un’amica, cara, che ha passato gli anni del liceo in tuta e capelli spesso corti. stava con uno sportivo, che l’amava per quello che era. anni dopo ha cambiato fidanzato, che ha chiarito subito di avere altre esigenze, ed è cominciata la trasformazione: trucco, chioma sempre fluente, tacchi 10-12 cm fissi, accanimento su cellulite e gonfiore da colite. ha abdicato ad uno sguardo proprio e ha adottato quello di lui. indipendente su tutto il resto, nella vita di coppia, nel rapporto con l’altro, è un oggetto plasmabile incapace di dire “io”.

    sarà che ho vissuto anni di disturbi alimentari, e mi sono liberata dalle imposizioni che disperatamente dettavo a me stessa, ma ritengo inaccettabile qualunque interferenza sul nostro corpo. che ha il diritto, essendo vivo, di invecchiare, di essere unico e diverso. di essere amato.
    lo stereotipo di cui parli, l’unico, come scrivi, che ha diritto all’immagine, non è altro che una forma di odio, di annullamento della donna nella sua verità.

  4. Valentina, speriamo che per la tua amica sia una fase transitoria e che ritrovi il contatto con se stessa.
    Sono d’accordo con quello che scrivi, inutile dirlo.
    Tempo fa ho scoperto in rete una discussione in cui le donne si confidavano sul tema del rapporto con la propria immagine: ti si stringeva il cuore nel leggere l’odio e la non accettazione per se stesse che veniva fuori in molte di loro. E chiedendosi da dove può venir fuori tanto malessere è inevitabile risalire a certi fattori – magari parziali ma ineludibili.
    L.

  5. @valentina Non siamo mai noi stessi, c’è sempre una parte di cose che facciamo per rispondere ad una pressante aspettativa altrui. Noi stessi siamo il prodotto di chi ci ha insegnato, di chi abbiamo incontrato e di chi vive con noi. La libertà sta nel rielaborare questi dati non nel farsi del tutto da sè e in ogni caso questa più di altre è la società dell’aspettativa feroce che grava su tutti: si sa già come dovremmo essere (il Giappone, che in un certo senso è avanti a noi, ci mostra già lo scenario da “grande occhio che ti fissa”). In ogni caso tutto può essere visto al contrario: non è che era sempre in tuta perchè stava con uno sportivo? O addirittura che adesso che non sta più con uno sportivo può “finalmente” permettersi i tacchi alti? Noi vediamo solo ciò che fanno le persone, non ciò che pensano, che è la cosa più importante

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