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La violenza nelle immagini
Parlando di femminicidio (e chi trovasse questa parola inelegante o inopportuna ne studi la storia nell’omonimo libro di Barbara Spinelli), da tempo il collettivo Femminismo a Sud fa un eccellente lavoro di analisi della rappresentazione della violenza sulle donne nei media, decostruendo la “versione dei fatti” che essi – appunto – costruiscono. A partire dalle immagini, con questo post e questo video:
Video/analisi contro la violenza sulle donne a cura di http://bollettino-di-guerra.noblogs.org
Il video (testo incluso) è rilasciato con licenza Creative Commons 2.5 (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/).
Il brano in sottofondo è “Withering Trash Receptacle” da “One Week in Sand” di “A Ninja Slob Drew Me”, tratto da http://www.jamendo.com/en/album/75465 e rilasciato con licenza Creative Commons 3.0 http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/
XXD, rivista di varia donnità – il n. 15
Nel frattempo, è uscito il nuovo numero di XXD, Rivista di varia donnità: scaricatelo e leggetelo da QUI, come sempre ci troverete molte cose interessanti che non troverete da nessun’altra parte. E se qualcun* arriverà qui cercando “riviste femminili”, non pensi di essersi sbagliat*.
XXD rivista di varia donnità
Vi avevo già presentato XXD, la rivista di varia donnità, che non somiglia neanche un po’ alle riviste “per donne” come siamo abituati a trovare in edicola.
Tra le altre cose inedite, la foto di copertina infrange coraggiosamente uno dei più grandi tabù dell’immagine mediatica contemporanea: la nudità di una donna non giovane, associata al divertimento e non a qualche campagna di prevenzione malattie o cose del genere.
Qui trovate il sito web, e qui potete sottoscrivere una quota di abbonamento (prezzo popolarissimo, pagamento non immediato) per sostenere il progetto, aiutando così anche il moltiplicarsi delle rappresentazioni del femminile.
Firmate!!!
Che siate di quell* che guardano la Tv, oppure – come me – che non l’accendono mai, non ha importanza.
I teatrini televisivi in cui la donna deve apparire a tutti i costi decerebrata devono finire.
“C’è chi dice no” – Slittamenti, anzi slavine
Ho scoperto il libro “C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto, come cambia l’obiezione di coscienza” di Chiara Lalli, grazie al blog di Loredana Lipperini, che sta facendo un lavoro prezioso per difendere diritti acquisiti con moltissima fatica ma che si possono perdere con moltissima facilità.
Sabato 28 gennaio il libro è stato presentato in Palazzo Vecchio a Firenze, in un incontro organizzato da Laicità e diritti. L’autrice Chiara Lalli con la parlamentare del Pd Anna Paola Concia, la dott.ssa Valeria Dubini ginecologa, la consigliera regionale del Lazio Giulia Rodano e altri hanno discusso di come l’obiezione di coscienza, da atto “contra legem” e quindi gesto libertario contrapposto ad un ordine, compiuto pagando di persona alti costi (il carcere per l’obiezione militare) venga agita oggi prevalentemente “dentro” una legge – la 194 – mettendone a rischio l’attuazione, passando così ad essere uno strumento per ripristinare un ordine – a discapito della libertà femminile, da sempre considerata elemento di disordine. Uno dei tanti scivolamenti semantici degli ultimi anni, che vista la portata è forse più adatto definire una slavina di senso.
Cos’è successo al sesso in Scandinavia (e non solo)?
Angela Vettese sul Sole24Ore Domenica
“Vienna 1968. Una ragazza con un bel cappottino porta al guinzaglio un uomo a quattro zampe (foto sopra). E’ Valie Export, star della performance femminista, insieme a quel Peter Weibel che sarebbe poi diventato un teorico dei new media. Quell’immagine può essere assunta come simbolo dello spartiacque tra un prima e un dopo, tra un tempo in cui la provocazione a sfondo erotico aveva caratteri progressivi e un tempo, il nostro, in cui l’esibizione del sesso è diventata quasi sempre un sintomo regressivo, legato al lucro della pornografia (…) continua qui
Amica di ieri
Da questa pagina di Amica del 1977 una giovane Emma Bonino raccontava episodi difficili della sua vita e il suo impegno per cambiare la condizione femminile. Amica, ai tempi, si distingueva per essere una rivista “avanti”, decisamente dalla parte delle donne.
La stessa rivista oggi, novembre 2011, cerca di ricacciare la testa delle donne sottacqua con immagini e parole che le incatenano ai peggiori stereotipi – sposa sexy casalinga, più mamma – magrissima – più donna, venere in pelliccia, ho conquistato il mio amore con la cucina e così via.
Un bellissimo post sull’argomento lo ha scritto State of Mind.
La triplice copertina ha fatto arrabbiare di brutto anche gli animalisti, e la direttrice è stata costretta a giustificarsi e promettere incontri con le associazioni. Non sarebbe male se anche come donne le scrivessimo in molte, pacatamente ma fermamente, che Amiche così è meglio perderle che trovarle.
(vedi anche alle voci: Backlash, Susan Faludi; Nostalgia canaglia, su Lipperatura)
Feminist Blog Camp a Torino
E’ appena iniziato, e andrà avanti fino a domenica. Io non potrò esserci, ma chi ne ha la possibilità non manchi a questo eccezionale evento, a Torino il 28/29/30 ottobre.
Qui il programma completo della tre giorni.
L’inizio della rivolta
Per chi è molto giovane o per chi voglia rileggere un po’ di storia delle lotte femministe da un punto di vista “esterno” segnalo questo libro di Diego Giachetti edito da DeriveApprodi nel 2005. E’ bello “consistente”, non un libro da ombrellone.










