After Marilyn

Postati in Il mito, sensualMente, vite, le foto, eventi con i tag , , , , , , , , , , , , , su gennaio 27, 2012 da unaltradonna

Nel giugno del 1962 Vogue commissionò al fotografo Bert Stern un servizio fotografico su Marilyn.   L’attrice, 36enne,  era reduce dal divorzio con Arthur Miller, il suo contratto con la Fox stava per scadere, la sua relazione con i Kennedy era sulla bocca di tutti. Le foto furono scattate all’hotel Bel Air di Los Angeles, e furono necessarie due riprese perché la direzione editoriale giudicò le prime troppo audaci per la rivista.  Il 5 agosto Marilyn fu trovata morta nel suo letto  “per barbiturici”, poco prima dell’uscita del servizio su Vogue.

Il set è così passato alla storia come “The last sitting”: resta un documento visivo unico, che ci mostra l’attrice in tutta la sensualità e la fragilità di quegli ultimi momenti  (cosa che oggi non sarebbe più possibile: la postproduzione avrebbe cancellato tutti i segni della sua pelle, le piccole rughe del sorriso, la cicatrice  sul torace).

Comprai il libro con quelle foto una decina di anni fa – non riuscivo a togliermelo dalla testa dopo averlo sfogliato in una piccola meravigliosa libreria in via della Spada a Firenze che oggi non c’è più.  Le ho guardate a lungo, mi sono entrate dentro. Quando ho visto Alessia Innocenti in Bye Baby Suite, è stato inevitabile proporle di farsi fotografare come Marilyn in quel set.

Una parte del risultato è in mostra in questi giorni al Residence Artemura di Pistoia, via Bozzi 6, in occasione dello spettacolo

“BYE BABY SUITE” di CHIARA GUARDUCCI con ALESSIA INNOCENTI.

L’ultima notte di Marilyn, un letto disfatto, una deriva di alcol e pillole, un’altalena di ricordi e sogni

Da giovedì 26 gennaio 2012 a domenica 29 gennaio 2012 – doppio spettacolo ore 20.30 e 22, durata 40 minuti

AFTER THE LAST SITTING – A tribute to Bert Stern/Marilyn’s Last sitting

Foto di LAURA ALBANO

Nella hall del Residence prima e dopo lo spettacolo

INFO e PRENOTAZIONI 0573991609, orari 11-13 e 16-19

Lo spettacolo fa parte della Stagione di Prosa 2011/2012 Teatro Manzoni di Pistoia, sezione “Altri Percorsi”

“Bella tutta!”: storia di Elena tra Madonne e Maremme

Postati in vite, libri con i tag , , , , , , , , su gennaio 27, 2012 da unaltradonna

copertina e retrocopertina (con Elena fotografata da me) di “Bella tutta!”

Non lasciatevi ingannare da certi segni esteriori. “Bella tutta!” non è un libro sulle diete (anche se ne elenca quasi cento).  Meno che mai è un libro del genere “chick lit”  (anche se racconta le avventure sentimentali di un’adolescente).

“Bella tutta!” è un vero e proprio romanzo di formazione.

Protagonista è una bambina che deve diventare donna,  ma a causa di una “diversità”  (il suo peso)  si trova sbarrata la strada principale – quella del rispecchiamento nell’immagine femminile “convenzionale”.  Prende allora vie traverse, più strette, più faticose. Come succede in ogni romanzo di formazione e nei racconti di fiabe, la nostra eroina affronta prove, trabocchetti, cade e si fa male, si rialza e prosegue verso la mèta.  In questo percorso accidentato  incontra personaggi odiosi, ma anche insospettabili e preziosi amici.  Alla fine raggiunge il traguardo:  trova il suo posto nel mondo senza rinunciare alla sua individualità.

Elena diventa donna senza dover diventare a tutti i costi normale,  anche perché, come ci mostrano nel libro stesso le storie dei personaggi di contorno,  visto da vicino nessuno è normale:  e alla luce di questo ci scopriamo alla fine a dover mettere in discussione il concetto iniziale di “diversità” – che si tratti del peso fuori dai canoni, dell’orientamento sessuale,  o di altri modi di essere,  non omologati dalle norme (non scritte ma ampiamente codificate)  dei modelli sociali “vincenti”.

La scrittura di Elena è divertente, commovente,  ironica, tagliente – non fa sconti a nessuno, a se stessa per prima. Leggetelo, vi piacerà.

Educazione sessista

Postati in eventi, libri con i tag , , , , , , , , , su gennaio 25, 2012 da unaltradonna

Irene Biemmi e Lorella Zanardo alla Feltrinelli International di Firenze

Almeno un centinaio di donne e uomini di tutte le età hanno affollato ieri lo Spazio Eventi della Feltrinelli International di Firenze  per la presentazione del libro di Irene Biemmi “Educazione sessista – stereotipi di genere nei libri delle elementari”  – e questa è la buona notizia.

La cattiva notizia è che, ci dice Biemmi, la situazione nella scuola per quanto riguarda le discriminazioni sessiste è ben lontana dall’eccellenza raccontata dalle ex ministre Gelmini e Carfagna.  I numeri della sua ricerca, condotta su un campione di testi delle principali case editrici del settore, parlano chiaro: la discriminazione c’è,  quantitativa e qualitativa.  Solo per fare qualche esempio, tra i personaggi delle storie ci sono 16 maschi ogni 10 femmine; le professioni attribuite ai maschi sono 50, quelle attribuite alle femmine 15 (e spesso improbabili);  gli aggettivi riferiti a maschi e femmine  sono distinti e continuamente squalificanti per le seconde.  Persino la collocazione spaziale dei personaggi è fortemente discriminatoria: i maschi viaggiano per mari isole boschi e deserti, le femmine  al più si affacciano sul terrazzo o nel giardino di casa.

Nel complesso, conclude Biemmi, i testi appaiono in ritardo nella registrazione dei cambiamenti sociali dei ruoli di genere. E i pochi anti-stereotipi presenti sono perlopiù messi in luce negativa (la mamma che lavora e cucina solo surgelati…).

Zanardo sottolinea quanto sia prezioso il lavoro di Biemmi, che collabora anche con Il Corpo delle donne: “Se questa ricerca fosse stata fatta e ascoltata tempo fa – dice – non ci sarebbe stato bisogno del nostro documentario”.  Prendendo spunto anche dalla “questione Fornero”,  si sofferma in particolare sul sessismo linguistico e sull’importanza di introdurre cambiamenti nella lingua quotidiana,  secondo le regole sistematizzate da Alma Sabatini e ricordate da Biemmi nel suo libro.  Rileva poi come i modelli identificativi al femminile forniti dalla scuola siano altrettanto poveri di quelli della TV: le giovani, dice, chiedono soprattutto modelli alternativi e positivi.

Numerosi gli interventi del pubblico,  rimasto folto e compatto  fino all’orario di chiusura.

Favole, anzi no

Postati in eventi, libri con i tag , , , , , , su gennaio 23, 2012 da unaltradonna

Che mestiere vuoi fare da grande, strega, fata, regina o cameriera?  Principessa o castellana? Befana o indovina? Non solo nelle fiabe i personaggi femminili svolgono simili carriere, ma anche nel campione di testi scolastici per le elementari analizzati nel libro “Educazione sessista, stereotipi di genere nei libri delle elementari” (del quale avevamo parlato gia qui).

Domani 24 gennaio l’autrice Irene Biemmi, insieme a Lorella Zanardo, presenterà il libro alla Feltrinelli International di via Cavour Firenze alle ore 18.

(nell’illustrazione: la matrigna di Biancaneve – strega e regina insieme! – dalle Fiabe sonore dei Fratelli Fabbri )

Viste e riviste (la pagella 2)

Postati in Che cosa vedi, media, rassegna stampa con i tag , , , , , , , su gennaio 22, 2012 da unaltradonna

Ancora sulle donne di carta (patinata).

Nel maggio 2011 Elle aveva dedicato copertina e servizio interno ad alcune “bellezze al naturale” (potete rivedere alcune immagini da questo prezioso blog, che ringrazio). La coraggiosa novità è però rimasta un caso isolato: la testata si è poi mantenuta su una politica di immagini decisamente convenzionale, ed è un vero peccato visto l’impegno dimostrato dalla stessa nel trattare spesso temi legati ai diritti delle donne e nel portare avanti il progetto Sorelle d’Italia.

Vogue, dopo la discussa cover del giugno 2011 (positiva per mostrare modelle di taglia diversa dal solito, deludente per NON mostrarcele elegantemente vestite) sembra quasi che abbia cercato di farsi perdonare la trasgressione,  prima con un’estrema e inquietante riesumazione del corsetto, poi con una rinnovata asserzione del Canone Unico   – anche se, va detto, sullo stesso numero ben nascosta all’interno faceva bella mostra di sé la nostra Elena Guerrini.  Si nota comunque molta reazione dei commentatori alla proposizione di modelli “forti” in un senso o nell’altro: e così  la prima cover del 2012 sceglie saggiamente di spostare l’attenzione dalla fisicità al contesto.

Viene da chiedersi perché in Italia sia così difficile realizzare, come risulta Vogue faccia negli USA dal 2002, almeno un numero dedicato alle donne di tutte le forme (“The Shape Issue”) e uno a quelle di tutte le età (“The Age Issue”), che pare abbiano avuto grande successo in termini di vendite e dunque di ritorno pubblicitario, e a proposito dei quali Tom Florio, fino al 2010 publisher e Vice-presidente, dichiarava: “Vogue is telling them that whether you’re short, tall, round, or pregnant, here’s a great look to you.” (“In Vogue. The Illustrated History of the World’s Most Famous Fashion Magazine”, Angeletti-Oliva)

Resta da tutto ciò soprattutto un senso di insoddisfazione, di frustrazione per la limitazione delle possibilità creative, per la noia di un immaginario oramai troppo prevedibile. Se la principale funzione dei fashion mag è quella di farci sognare, da troppo tempo manca decisamente quello che dovrebbe essere l’effetto principale dei sogni -  lo stupore.

La pagella – 1

Postati in Che cosa vedi, rassegna stampa, Uncategorized con i tag , , , , , , , , su gennaio 12, 2012 da unaltradonna

Tra le riviste di moda italiane “di fascia alta” che ho monitorato in questi ultimi due anni, si è distinta per condotta fotografica Marie-Claire.

Dopo aver messo nel 2010 una (splendida) cinquantenne sulla copertina dello Speciale bellezza e  aver fatto indossare  capi di moda, invece che a modelle, ad alcune celebri fotografe, nel 2011 ha mostrato questi volti di donne sopravvissute alla guerra nel servizio  “Altro che vittime” , con le foto di Rennio Maifredi che fanno parte di un vero e proprio progetto sociale, come si può leggere nel testodi Zainab Salbi che le accompagna.

Cos’è successo al sesso in Scandinavia (e non solo)?

Postati in Ieri e oggi, media con i tag , , , , , , , su gennaio 10, 2012 da unaltradonna

Angela Vettese sul Sole24Ore Domenica

“Vienna 1968. Una ragazza con un bel cappottino porta al guinzaglio un uomo a quattro zampe (foto sopra). E’ Valie Export, star della performance femminista, insieme a quel Peter Weibel che sarebbe poi diventato un teorico dei new media. Quell’immagine può essere assunta come simbolo dello spartiacque tra un prima e un dopo, tra un tempo in cui la provocazione a sfondo erotico aveva caratteri progressivi e un tempo, il nostro, in cui l’esibizione del sesso è diventata quasi sempre un sintomo regressivo, legato al lucro della pornografia (…) continua qui

2011 in review

Postati in Uncategorized con i tag su gennaio 1, 2012 da unaltradonna

WordPress mi manda il report 2011 con tanto di fuochi d’artificio, segnalando i post più commentati e i commentatori più attivi….

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2011 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Syndey Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 23.000 times in 2011. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 9 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

Il dettaglio

Postati in Altri sguardi, Che cosa vedi, libri con i tag , , , , su dicembre 27, 2011 da unaltradonna

Annie Leibovitz – Emily Dickinson’s only surviving dress at the Amherst Historical Society

“Quando arrivai alla casa di Emily Dickinson non c’era quasi più luce.  Avevo portato con me una piccola fotocamera digitale e cominciai a scattare una foto dopo l’altra.  Senza pensarci.  In una vetrinetta di plexiglass era esposto uno dei suoi abiti bianchi e mi ritrovai attratta dai dettagli del vestito, i bottoni di alabastro e i pizzi.  In una fotografia scattata da lontano il risultato è un normale abito bianco.  Ma da vicino scopri che è di fattura raffinata. Per una donna che passava quasi tutto il tempo in solitudine doveva essere meraviglioso contemplare i dettagli.  E sentirli al tatto.  Sapendo che non erano destinati ad altri che a lei.”

Foto e  riflessione – da tenere bene a mente quando si discute se il vestirsi per le donne abbia senso soltanto per lo sguardo dell’altro -  sono tratti da Pilgrimage,  l’ultimo libro di Annie Leibovitz (autrice del già qui consigliatissimo Women, il saggio visivo più completo che sia stato realizzato sulla donna contemporanea),  un diario del suo viaggio attraverso i luoghi abitati dai suoi miti – Woolf, Freud, Adams, O’Keeffe per citarne solo alcuni. Ne trovate degli estratti (testo e foto),  insieme ad un commento di Michele Smargiassi,  all’inizio di questo inserto.

Donne in mostra

Postati in eventi con i tag su dicembre 22, 2011 da unaltradonna

Monica Bonvicini, Not for you

Marina Abramovic, Lips of Thomas

L’inaugurazione è già passata, ma c’è tempo fino al 18 marzo 2012 per vedere la mostra Donne Donne Donne presso la Fondazione Pier Luigi  e Natalina Remotti a Camogli.  Sembra decisamente interessante, leggete qui.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.